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Piano Casa Regione Umbria



Cosa prevede

Con la legge regionale 13/2009 pubblicata sul BUR il 29 giugno l'Umbria accoglie a braccia aperte l'inizialmente definita "cementificazione selvaggia" del Piano Casa Berlusconi.

In particolare il Capo II del Titolo II (artt. 33-38) consente ai privati di ampliare sino a un massimo del 20 % della superficie utile calpestabile (Suc) gli edifici a destinazione residenziale uni-bifamiliari, di superficie, o di tipologia diversa da questi che non superino i 350 metri quadrati, e comunque entro il limite massimo di 70 mq per edificio.

Ampliamenti, inoltre, sono consentiti se realizzati in forma indipendente dall'edificio, ma in questo caso sono condizionati alla valutazione di sicurezza e a interventi di miglioramento sismico.

Per effettuare questo tipo di interventi sarà sufficiente la Denuncia di inizio lavori (DIA) se gli immobili non sono compresi in un eventuale piano attuativo.

La Giunta della Regione Umbria, in applicazione della legge regionale n. 12/2008 “Norme sui centri storici” e su proposta dell’assessore ai Centri storici, Silvano Rometti, ha individuato gli indicatori di particolare degrado che i Comuni potranno utilizzare per la delimitazione degli “Arp” (Ambiti di rivitalizzazione prioritaria) e che saranno ora trasmesse agli Enti interessati per raccogliere suggerimenti ed eventuali integrazioni.

Secondo il documento, l’inclusione da parte del Comune di un immobile in un “Arp” dà la possibilità, a chi vuole fare interventi di recupero e ristrutturazione, di fruire di una premialità, che consiste in una “superficie utile coperta” da realizzare in altre aree del territorio comunale e, comunque, fuori dal perimetro del centro storico, da indicare nello stesso piano o programma di intervento.
Con questo strumento, alle Amministrazioni comunali si offre invece l’opportunità di rimuovere più agevolmente quelle condizioni di degrado fisico, sociale, della sicurezza o carenza di servizi, che impediscono una effettiva riqualificazione dei centri storici.


Commento di DI ITALIA NOSTRA E AULUS

L'art. 33, comma terzo, prevede che i Comuni, entro 60 gg. dall'entrata in vigore della legge 13/2009, possano escludere, con delibera del Consiglio comunale, l'applicabilità dei vari interventi di ampliamento, ovvero stabilire limiti inferiori di ampliamento per specifici immobili o zone del proprio territorio "in ragione delle caratteristiche paesaggistiche e ambientali, nonchè del grado di saturazione edilizia esistente".

Come ha avuto modo di osservare l'Avv. Urbano Barelli, Presidente di Italia nostra di Perugia e di CREA Perugia, ciò equivale a dire che entro il 28 agosto 2009 i Consigli comunali umbri, tra rinnovi di molte assemblee cittadine e il periodo estivo, dovranno mettere all'ordine del giorno ed analizzare seriamente la legge regionale, per decidere se applicare o limitare il Piano Casa Umbria!Tali previsioni suscitano remore da parte degli ambientalisti e forti sospetti di illegittimità costituzionale.
In primis, difatti, va constatato che il governo del territorio" rientra tra le materie di legislazione concorrente di Stato e Regioni, ex comma terzo dell'art. 117 Cost., per cui - come meglio precisa l'art. 1, comma terzo, della legge statale 131/2003, c.d. legge "La Loggia" - in siddette materie le Regioni esercitano la potestà legislativa solo nell'ambito dei principi fondamentali espressamente determinati dallo Stato o, in mancanza, quali siano desumibili dalla legislazione vigente.

Viceversa il Capo II del Titolo II recante norme su "Interventi straordinari per il rilancio dell'economia finalizzati alla riqualificazione architettonica, strutturale ed ambientale degli edifici esistenti" manca di una legge dello Stato che individui tali "principi quadro": l'Intesa Stato-Regioni del 1° aprile 2009, difatti, non ha valore di legge, essendo un atto amministrativo.
Anzi, nella stessa Intesa è previsto un decreto legge del Governo che, però, non è stato mai emanato, nè, tantomeno, principi fondamentali possono trarsi dalla legislazione vigente, informate sul principio della pianificazione pubblica dell'urbanistica, ergo principio opposto alla "privatizzazione" urbanistica che si vuole introdurre con gli artt. 33-38 della legge 13/2009.
Non a caso la pianificazione urbanistica è strumento principe di limitazione alla proprietà privata, onde garantirne ex art. 42 Cost. la funzione sociale, solidaristica, della stessa, ed onde tutelare un uso equilibrato di un bene pubblico esauribile: il territorio.
La natura pubblica della pianificazione territoriale risponde all'esigenza di garantire a tutti, ex artt. 2 e 3 Cost., l'effettivo godimento dei diritti e delle libertà fondamentali della persona, per cui occorre assicurare uno sviluppo del territorio sostenibile anche per le generazioni future.
Altro parametro di costituzionalità violato, poi, è l'art. 118 della Costituzione italiana, ed in particolare il principio di sussidiarietà, in base a cui l'azione amministrativa deve esplicarsi a partire dall'Ente territoriale maggiormente vicino agli amministrati, id est il Comune, e solo in caso di inefficienza di questo può essere via via avocato dall'Ente territorialmente superiore (Provincia, Regione, Stato centrale e, infine, Unione Europea, in base anche ai principi di differenziazione ed adeguatezza).

In tale quadro, invero, la disciplina introdotta con gli artt. 33-38 della legge regionale 13/2009 sovverte il corretto funzionamento della sussidiarietà verticale, giacchè la Regione Umbria invade la sfera di attribuzione comunale in materia di territorio, con lesione del ruolo istituzionale, che la Carta costituzionale attribuisce ai Comuni.
Nè tale profilo di illegittimità costituzionale evidenziato dai rappresentanti di Italia Nostra e dell'AULUS, risulta bypassato dalla previsione del terzo comma art. 33, poichà la norma concede ai Comuni un risibile termine perentorio di 60 gg., entro cui esercitare la facoltà di escludere o limitare l'applicazione della disciplina delineata (cfr. Corte Cost., 28 giugno 2004, n. 196).
Da quanto sin qui detto, appaiono fondate le conclusioni che si possono leggere nella Lettera aperta:
"I diversi profili di contrasto degli artt. 33-38 della legge regionale n. 13/09 con alcuni articoli della Costituzione (...) devono indurre i Comuni alla prudente applicazione delle medesime norme, in quanto è molto forte il rischio di contenzioso giudiziario che ne potrebbe derivare.
Nell'immediato, visto il termine di sessanta giorni imposto dalla legge ai Comuni per decidere sulla applicazione o la limitazione delle norme sul Piano Casa, visto inoltre che nello stesso termine di sessanta giorni la Regione si è impegnata a definire i materiali e le norme tecniche con le quali realizzare gli ampliamenti degli edifici (art. 34, comma3), considerato che la Dichiarazione di inizio attività (DIA) si perfeziona con il semplice decorso del termine di 30 giorni dalla presentazione, si suggerisce ai Comuni di sospendere temporaneamente le eventuali domande di ampliamento e/o di recupero in attesa della decisione del Consiglio comunale sull'applicazione o limitazione degli artt. 33-38 e/o dell'emanazione delle direttive regionali sui materiali e sulle tecniche per gli ampliamenti.

Si invitano, infine, i Presidenti dei Consigli comunali a mettere all'ordine del giorno del Consiglio comunale l'applicazione o limitazione del Piano Casa, previa concreta verifica della sua fattibilità in relazione al PRG esistente e tenendo conto, come recita l'art. 33, comma 3, "delle caratteristiche paesaggistiche e ambientali, nonchè del grado di saturazione edilizia esistente".
Italia Nostra e AULUS confermano la disponibilità a fornire consulenza legale gratuita ai Comuni - Sindaci, Presidenti del Consiglio comunale, Consiglieri comunali, Segretari comunali e Responsabili dell'ufficio urbanistica - e ai singoli cittadini sul Piano Casa Umbria tramite i seguenti professionisti reperibili presso i rispettivi studi professionali: Avvocati Urbano Barelli, Gianfranco Angeli, Emma Contarini, Mirco Ricci, Dott. Giuliano Picchio".

Last but not least, l'Avv. Gianfranco Angeli, Presidente del consiglio regionale umbro di Italia Nostra, ha lanciato un appello per salvare gli ulivi umbri.
La legge regionale in questione, infatti, consente l'abbattimento degli ulivi per costruire case e palazzi, in una logica di cementificazione del suolo ad ogni costo.
"Con la nuova legge si vuole passare dalla pianura alle colline, abbattendo gli uliveti che costituiscono una ricchezza per la nostra agricoltura ed una parte significativa del paesaggio, dell'immagine, della storia, della cultura e dell'identità dell'Umbria.
Facciamo appello al Presidente del Consiglio regionale e a tutti i consiglieri affinchè, ai sensi dell'art. 35 dello Statuto regionale, si facciano promotori di un'iniziativa di legge regionale per la tutela dell'ulivo e degli uliveti dell'Umbria e per l'abrogazione della norma regionale che ne consente l'abbattimento per scopi estranei alla coltivazione".

Fonte www.telediritto.it - Portale giuridico Umbro